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Pallamano Altamura, stagione 2010/11, il bicchiere è mezzo pieno

NicolaLoviglioPer la formazione altamurana una salvezza tranquilla, se pur tra alti e bassi

Calato il sipario sul campionato di serie A1 maschile, è tempo delle meritate vacanze per tutti i componenti della Pallamano Altamura. Quella conclusa appena una settimana fa è stata una stagione lunga e altalenante nella quale, ad una prima parte scoppiettante che ha visto la compagine altamurana addirittura tra le prime posizioni di classifica, è seguita una seconda parte dove gli infortuni e la sfortuna l’hanno fatta da padrone. Nonostante le tante difficoltà, i ragazzi allenati da mister Realmonte sono riusciti a mantenere senza problemi la prestigiosa categoria, tenendosi sempre a dovuta distanza dalle zone pericolose della classifica.
Con la nostra intervista, oggi proveremo a tracciare il bilancio stagionale della Pallamano Altamura e lo faremo insieme allo storico Direttore Sportivo biancorosso, Nicola Loviglio.
Direttore, partiamo dall’inizio. Come mai, al termine della scorsa stagione avete deciso di presentare domanda di ripescaggio in serie A1?
“Abbiamo fatto questa scelta perché ci siamo resi conto che se volevamo continuare il percorso di crescita che avevamo intrapreso già da qualche anno, era importante confrontarsi in campionato di livello superiore e che durasse più a lungo rispetto a quello di A2, contraddistinto dalla diminuzione costante del numero di squadre. Insomma eravamo consapevoli di avere una squadra che poteva giocarsela con tutte e quindi alla fine, abbiamo preso la decisione di presentare domanda di ripescaggio, domanda, tra l’altro, presentata da quasi tutte le squadre che avevano partecipato ai play-off come noi. È chiaro che era necessario fare qualche innesto nella squadra per poter competere a certi livelli e quindi abbiamo deciso di ingaggiare Grande, portiere argentino, anche se in un primo momento si era pensato ad un giocatore di movimento”.
Avendo, lei in prima persona, costruito questa squadra, quali erano gli obiettivi che vi eravate prefissati ad inizio stagione?
“Il nostro obiettivo è sempre stato quello di raggiungere la salvezza il prima possibile e di far crescere i nostri giovani. C’è un po’ di rammarico perché, soprattutto nella seconda parte di campionato avremmo potuto toglierci qualche soddisfazione in più”.
Come è invece andata la stagione? Provi a tracciare un suo personale bilancio.
“Possiamo dire di aver disputato una buona stagione. Abbiamo centrato tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati ad inizio stagione, con la salvezza che arrivata poco dopo il girone di ritorno. L’altro nostro obiettivo primario era quello di far crescere i numerosi giocato in squadra e penso che anche questo è stato raggiunto. Nel girone di ritorno i nostri under hanno avuto molti minuti a disposizione per mettersi in mostra e di questo siamo molto contenti”.
Tirando le somme, il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?
“Sicuramente il bicchiere è mezzo pieno per tutti i motivi che ho spiegato pocanzi”.
Al giro di boa avevate conquistato 18 punti dei 24 finali, praticamente, nel girone di ritorno avete raccolto solo un terzo dei punti conquistati nel girone d’andata. Sa darci delle motivazioni a questo vistoso calo?
“Per quanto riguarda questo problema, io ho una mia teoria, magari mister Realmonte ne avrà un’altra. È fuori discussione che nella seconda parte del campionato siamo stati bersagliati dagli infortuni, ma è pur vero che se una squadra ha carattere, anche nelle difficoltà, trova il modo di reagire. È emblematica, a tal proposito, la prima partita del girone di ritorno a Marsala, quando abbiamo buttato via i tre punti. Secondo me cogliendo quella vittoria, avremmo potuto disputare un ritorno di ben altro spessore. Il motivo di tutto ciò è da ricercare, più in questioni tecniche, in questioni mentali: i ragazzi, a un certo punto della stagione, quanto la salvezza era ormai a portata di mano, si sono lasciati andare un po’, soprattutto colore che nella prima parte del campionato avevano giocato di meno e che, quindi, avevano qualcosa in più da dimostrare”.
Quale è il ricordo più bello e quale quello più brutto di questa stagione?
“I ricordi più belli sono legati a due partite casalinghe, la prima in assoluto con il Marsala, quando abbiamo esordita in A1 d’avanti al nostro pubblico e quella contro il Chieti che, in quella occasione, ci ha dato parecchio filo da torcere. Il ricordo meno bello è legato a un’altra partita in casa, contro l’Enna, quando, in vantaggio di parecchie lunghezze, abbiamo permesso ai nostri avversari di rientrare in partita e di portare a casa i tre punti. Solo una nostra reazione nei minuti finali ci ha permesso di recuperare e guadagnare la vittoria. Penso sia stata una delle più brutte partite giocate quest’anno”.
Passando alla rosa, se la sente di stilare la lista dei migliori e dei peggiori?
“Non mi va di fare nomi anche perché la maggior parte dei giocatori presenti in squadra li conosco da quando erano ragazzini e quindi non vorrei scontentare nessuno. Comunque, se proprio devo fare dei nomi, dico che i migliori sono stati Baldassarra e Maggiolini, ma solo nella prima parte del campionato perché nella seconda non riesco a trovare veramente nessuno che si sia elevato più degli altri. Una grande soddisfazione per noi, poi, è stata la convocazione di Maggiolini nella nazionale giovanile. Penso che con questo giocatore è stato fatto un ottimo lavoro, riportandolo ai fasti di un paio di anni fa. Dovete sapere che Maggiolini veniva etichettato come una delle promesse dell’handball italiano ma poi, negli ultimi due anni si è perso un po’ per strada, non riuscendo a confermare con i fatti quanto di buono si diceva di lui. Quest’anno, invece, ad Altamura, penso che abbia dimostrato il suo valore tanto da meritarsi la convocazione in nazionale. Siamo davvero orgogliosi di questo”.
Un roster imbottito di giovani di belle speranze, ci parli di qualcuno di loro.
Senza nulla togliere agli altri giovani, io metterei un gradino sopra gli altri Dimarno, un ragazzo del ’95 che ha dimostrato di ragionare con la testa di un veterano. Nelle ultime partite ha giocato con la grinta giusta, dimostrando di essere un giocatore vero. È chiaro che deve continuare a lavorare ma in lui vedo un buon potenziale. Inoltre c’è da dire che è stato anche convocato per un raduno della nazionale giovanile, ricevendo molti elogi. Dimarno, comunque, non è l’unico giovane di belle speranze: ci sono anche Loiduce e tragni e non dimentichiamoci che in squadra abbiamo Colamonaco, Pallotta e Luisi che sono ancora under ma giocano già da diversi anni in prima squadra”.
Sappiamo quanto sia difficile mantenere una squadra in queste categorie, come rispondono i cittadini altamurani al richiamo di questo sport?
“Non nascondo che è difficile far avvicinale la gente a questo sport. Magari si preferiscono altre discipline, ma vi posso assicurare che tutte le persone che in questi anni si sono avvicinate alla nostra disciplina, sono rimaste fedeli alla nostra squadra, sostenendola in ogni partita. Purtroppo devo dire che il nostro sport non è il calcio che ogni giorno ha la sua visibilità. Invece, di pallamano si parla soltanto nel giorno della partita e poi non si sente più nominare durante il resto della settimana. La formula dell’ultimo campionato, poi, non ci ha dato una mano in quanto troppo spezzettato: abbiamo perso un po’ di tifosi perché non sapevano che le ultime partite si sarebbe disputate a maggio inoltrato. In sostanza il campionato, in considerazione delle squadre che ne facevano parte, è durato un po’ troppo e ciò ha avuto anche dei risvolti a livello economico con almeno un paio di mesi in più di attività”.
Cosa bolle in pentola per la prossima stagione? Vi siete già incontrati in società per programmare il futuro? Mister Realmonte sarà ancora al timone della nave?
“L’unica cosa che posso assicurare in questo momento è che anche il prossimo anno saremo in A1. È nostra intenzione affrontare il campionato con soli giocatori altamurani, a meno ché non riusciamo a chiudere importanti contratti di sponsorizzazione. Poi, più avanti, potremo fare anche altre valutazioni ma al momento questa è l’unica certezza. Anche per quanto riguarda la posizione di mister Realmonte, adesso è veramente prematuro parlarne, sicuramente ne sapremo di più nella prossima settimana quando la dirigenza si incontrerà per iniziare a pianificare la prossima stagione. Insomma, vogliamo continuare a giocare in A1 anche se affrontare un campionato del genere è molto costoso, non solo perché aumenta il monte stipendi ma anche perché, per ogni partita, c’è da pagare alla federazione una tassa molto alta. A questo si aggiungiamo i costi per le trasferte che quest’anno ci hanno portato a giocare dalla Sicilia alla Toscana. Da questo punti di vista siamo molto più penalizzati rispetto al girone A (la Pallamano Altamura milita nel girone B, ndr) dove si affrontano trasferte molto più brevi. Per ovviare a questa situazione di squilibrio le squadre del girone A si erano impegnate a rimborsare i maggiori costi sostenuti dalle squadre del girone B, ma fino ad ora non abbiamo visto una euro. Non sarà facile trovare le risorse per disputare un altro campionato in A1, ma noi ce la metteremo tutta”.
Visto che rispetto ad altri sport la pallamano è erroneamente considerato uno sport minore, le lasciamo spazio libero per dire quello che le va o magari di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, prego.
Il fatto che la pallamano venga considerato un sport minore è solamente una prerogativa italiana, in quanto siamo bombardati ogni giorno dalla televisione che ci parla solo di calcio e, in misura minore di basket e volley. Negli altri paesi come Francia, Spagna e altri paese durante i notiziari sportivi, la pallamano ha un posto di riguarda. Ritengo che il problema è la mancanza della cultura sportiva, perché la pallamano non ha niente da invidiare agli altri sporti: è spettacolare e riesce a coinvolgere sia chi lo pratica che chi lo segue. Purtroppo, però, viene proposto a poche persone soprattutto per mancanza di strutture. A livello locale, invece, devo lamentare una sostanziale mancanza d’attenzione da parte delle istituzioni che continuano a considerare poco questo sport. Noi addirittura, seguendo l’esempio di altre squadre che abbiamo affrontato, avevamo chiesto al Comune di sponsorizzare le nostre maglie in modo da portare in giro per l’Italia il nome della nostra città. Non c’è stato niente da fare e anzi, nonostante siamo l’unica squadra altamurana a disputare un campionato nazionale, siamo stati presi nella giusta considerazione”.
I ringraziamenti di rito a fine stagione a chi vanno?
“Ovviamente i ringraziamenti vanno ai nostri giocatori, ai tecnici e ai dirigenti tutti. Permettetemi, però, di rivolgere un ringraziamento particolare a tutti i nostri sponsor senza i quali non avremmo potuto disputare questa stagione”.
Grazie mille per la collaborazione.
“È stato un piace”.
Anche questa intervista è giunta alla conclusione. Il nostro auspicio è che da oggi, grazie anche ad Altamurasport.it tutti gli spot possano aver pari dignità e considerazione. Noi faremo del nostro meglio, voi seguiteci sempre più numerosi. Arrivederci alla prossima settimana.

Leonardo Loporcaro

Saverio Mascolo: “Ringrazio tutti i miei collaboratori”

Saverio Mascolo in una foto di gruppo a CovercianoIl tecnico della Pellegrino Sport Altamura traccia il suo bilancio personale sul campionato appena concluso

Si è ufficialmente conclusa la Stagione Sportiva 2010/2011 della Pellegrino Sport Altamura che, impegnata nel massimo campionato regionale di calcio a 5 (serie C1), ha concluso il torneo posizionandosi al sesto posto in classifica sfiorando soltanto il sogno di disputare i play-off per la promozione in serie B. Play-off sfumati solo nelle ultime giornate di campionato dove la squadra è sembrata rilassata e forse troppo poco concentrata sul prestigioso obbiettivo.
Con 47 punti conquistati sul campo, frutto di 14 vittorie, 5 pareggi e 11 sconfitte, proviamo a tracciare un bilancio stagionale insieme al primo allenatore della squadra altamurana Saverio Mascolo.
Mister, cominciamo dallo scorso precampionato: lei è il primo allenatore di calcio a 5 altamurano ad aver conseguito il patentino di allenatore di 1^ categoria in quel di Coverciano. Ci parli di questa sua esperienza.
“È stata un’ esperienza significativa, sia per le persone che ho avuto modo di conoscere che per l’intensità e l’importanza delle conoscenze acquisite. Interloquire con docenti qualificati, confrontarsi con i propri colleghi hanno implementato il mio bagaglio “professionale”. Colini, Bellarte, Menichelli, Ulivieri, Riela sono il meglio del calcio a 5 nazionale ed internazionale”.
Passando al campo, a bocce ferme è più facile tracciare bilanci. Un suo giudizio su questa stagione appena conclusa.
“Il mio giudizio è positivo, non v’è dubbio. L’obiettivo che ci ponemmo ad inizio stagione fu quello di arrivare tra il 6° ed il 9° posto in modo da evitare il playout. Questo traguardo lo abbiamo raggiunto con sette giornate di anticipo, a quel punto, insieme alla società ed ai giocatori individuammo un secondo obiettivo, tentare di raggiungere i playoff. Non ci siamo riusciti ma ciò non toglie merito ai ragazzi che per 3/4 di campionato si sono distinti magnificamente”.
Più rimpianti o più note positive?
“Sicuramente più note positive e vi spiego perché. Pur essendo la rosa composta da diversi giocatori esperti, siamo stati carenti in alcuni ruoli e non perché il livello tecnico dei nostri pivot fosse modesto, ma perché abbiamo adattato calcettisti con caratteristiche differenti ad interpretare questo ruolo: Maiullari e Di Tommaso sono delle ali alle quali ho dovuto chiedere un importante sacrificio per colmare questa lacuna. Ho chiesto per buona parte del campionato a Caione di ricoprire il ruolo di centrale difensivo in attesa di poter disporre di Pometti. La squadra si è comportata molto bene in fase difensiva, ma ha fatto fatica ad andare in rete non disponendo di un giocatore in grado di saltare l’uomo nell’uno contro uno e di creare così la superiorità numerica. Nella sessione invernale del mercato, abbiamo provato a prendere un calcettista con queste caratteristiche ma non siamo stati fortunati nel trovarlo. D’altra parte, è noto che tanti atleti da noi contattati non hanno dato la loro disponibilità a venire ad Altamura a causa delle note difficoltà stradali che si devono percorrere nel raggiungere la nostra città, che, risulta un po’ “isolata” dal mondo fusa. Per spiegarmi meglio, è più facile che un giocatore di Bari si trasferisca a Modugno, Molfetta, Giovinazzo, Monopoli o Bisceglie, dove vi è una presenza nutrita di squadre partecipanti anche a campionati di categoria superiore piuttosto che venire da noi. C’è un unico vero rimpianto: nella nostra rosa c’è un giovanissimo di belle speranze che si stava disimpegnando bene tutte le volte che l’avevo chiamato in causa: Lucio Montemurno, nel momento della sua consacrazione ha subito un bruttissimo infortunio che lo ha escluso dal campionato. Il ragazzo è un bravo pivot, sa difendere palla e far salire la squadra come pochi, forse con lui avremmo potuto raggiungere la qualificazione ai playoff”.
Nelle ultime giornate di campionato avete letteralmente buttato alle ortiche la qualificazione ai play off promozione che sembrava ormai acquisita. Sa darsi una spiegazione di questo vistoso calo della squadra?
“Abbiamo pagato caro l’enorme sforzo fatto nel girone di andata ed all’inizio del girone di ritorno, poi è subentrata una certa rilassatezza dopo aver raggiunto la matematica certezza di mantenere la categoria”.
Parlando della rosa che ha avuto a disposizione quest’anno, quali i top e quali i flop stagionali?
“Qualcuno ha deluso, ma preferisco non fare nomi, anche se dal punto di vista dell’impegno non ho da rimproverargli nulla. Nella rosa ci sono giocatori dai mezzi fisici e tecnici apprezzabili, come Basile ad esempio, che, purtroppo non riescono ad esprimere al massimo tutte le loro potenzialità; con questo non voglio dire che ha deluso, ma era logico attendersi qualcosa di più da lui. Mi aspettavo da alcuni un maggior rendimento, anche perché a parte l’infortunio serio di Montemurno non abbiamo avuto problemi particolari. A tal proposito, consentitemi una nota di apprezzamento nei confronti del nostro preparatore atletico Prof. Franco Carlucci, è anche merito suo se la squadra ha retto dal punto di vista fisico”.
Qualche giovane da segnalare?
“Montemurno e Tancredi (laureatosi campione d’Italia con la rappresentativa Puglia di Pannareale,ndr) hanno qualità da accrescere. Su di loro si può puntare nell’immediato futuro”.
Per quanto riguarda il futuro, pensa di poter confermare la sua presenza alla guida della Pellegrino Sport anche nella prossima stagione e se si, crede che ci sia bisogno di migliorare qualcosa a livello tecnico e societario?
“È prematuro parlare del mio futuro, ho bisogno di scaricare le tossine accumulate in questa lunga e faticosa stagione sportiva. All’inizio di giugno verificheremo se vi sono i presupposti per poter continuare a lavorare insieme. Comunque la squadra andrebbe migliorata dal punto di vista tecnico in quei ruoli dove abbiamo sofferto oltremisura”.
Data la sua grande esperienza, vogliamo porgerle una domanda che forse in molti si fanno: visto il vasto bacino di utenza che riserva la nostra città e viste le tantissime persone appassionate e impegnate nel futsal, pensiamo che Altamura meriti una squadra in una categoria importante. È solo utopia o può diventare realtà?
“Mi spiace doverlo confermare ma Altamura non risponde positivamente ai richiami dello sport, vale ovviamente anche per il calcio a 5. Mancanza di passione o solo manie di protagonismo individuale da anteporre alla pianificazione di obiettivi ambiziosi? Propendo per la seconda ragione. Si fa fatica a fare sistema e non solo nello sport, Altamura ha intelligenze, economie , passioni e potenzialità tali da poter raggiungere risultati importanti. Non mi pare abbia nulla da invidiare a Bisceglie, Putignano o Modugno che, anche grazie a questo sport, hanno visibilità a livello nazionale ed internazionale”.
Le lasciamo spazio per i ringraziamenti di rito di fine stagione, prego.
“Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno partecipato ed affrontato con impegno quest’ultima stagione agonistica, partendo dal presidente Pellegrino, il Ds Maremonti, il mio vice Colonna, i dirigenti Poligneri e Balzano, il preparatore dei portieri Crisanti e per finire tutti i componenti della rosa che ho allenato con tanto orgoglio, un gruppo di uomini ancor prima di atleti che, attraverso i loro comportamenti, hanno reso più agevole il mio compito, uno spirito di gruppo ed una coesione che mai dimenticherò”.
Mister Mascolo, la ringraziamo per la sua gentilissima collaborazione e le auguriamo tutto il meglio auspicabile per la prossima stagione.
“Grazie a voi, è sempre un piacere”.
Anche questa seconda puntata de “Il punto…” si conclude. Rinnoviamo anche per questa volta, l’appuntamento alla prossima settimana per una nuova intervista sempre, e solo, su Altamurasport.it.

Leonardo Loporcaro

Team Apulia Altamura, il bilancio di una stagione

RagoneIl presidente della società di calcio a 5 ci parla della stagione appena conclusa e dei suoi progetti futuri

La stagione agonistica, almeno per quel che riguarda gli sport di squadra, sta volgendo ormai al termine. I primi campionati a essere terminati sono stati quelli di calcio a 5 che hanno visto impegnate alcune squadre altamurane tra le quali il Team Apulia del presidente Filippo Ragone che, dopo la brutta esperienza della stagione passata, conclusasi con il ritiro della squadra dal campionato di C1 lucana, è tornato alle origini allestendo una squadra che ha partecipato al campionato regionale pugliese di serie C2, inserita nel girone B.
Insieme a Filippo Ragone cercheremo di tracciare un bilancio di questa stagione appena conclusa con la società altamurana che ha posto le basi per poter proseguire nel suo progetto.
Presidente, un bilancio personale su questa stagione appena terminata.
“Che dire. Per quanto mi riguarda il bilancio è positivo: quando ho deciso di iscrivere la squadra al campionato di C2 mi ero proposto come obiettivo primario quello di costruire un gruppo di amici accomunati dalla passione per il futsal, amanti dello sport e che potessero fidelizzarsi alla nostra organizzazione in modo da diventare l’ossatura da cui partire per le stagioni future. Posso dire che l’obbiettivo è stato pienamente raggiunto perché in questo gruppo ho trovato alcuni elementi che hanno preso talmente a cuore le sorti del Team Apulia da dare la loro disponibilità ad entrare nello staff dirigenziale. Dal punto di vista sportivo non nascono che mi attendevo qualcosa in più. Purtroppo, abbiamo pagato un inizio di stagione abbastanza deludente in quanto non riuscivano a trovare la quadratura della squadra. Poi, soprattutto nella parte centrale del campionato, le cose sono migliorate e siamo riusciti a disputare delle belle partite, togliendoci qualche bella soddisfazione come la vittoria in casa del Capurso, in quel momento prima in classifica”.
Tra i giocatori ci sono state delle sorprese?
“Mi viene in mente, primo tra tutti, Mino Sardone che, dopo anni passati in ombra, ha disputato un ottimo campionato, rivitalizzato sia dal punto di vista tecnico che umano. Poi c’è Dalino Dileo che quest’anno si è avvicinato per la prima volta al calcio a 5, facendo intravedere buone doti tecniche e un potenziale in crescita”.
Chi, invece, ha confermato le aspettative?
“Indubbiamente Nicola Vitale. Era fermo da un paio di stagioni ma, nonostante ciò, in parecchie occasioni è riuscito ha caricarsi la squadra sulle spalle diventando il trascinatore della squadra”.
Passiamo alle note dolenti: che l’ha delusa di più?
“Nessuno in particolare perché, come ho detto prima, abbiamo costruito una squadra con il solo scopo di divertirci. Se devo fare dei nomi allora dico Caputo e Fanelli: da loro mi aspettavo qualcosina in più anche se, in parecchie circostanze, sono stata fondamentali per portare a casa un risultato positivo. La cosa che non mi è piaciuta, in generale, è stato l’eccesso di nervosismo che ci è costato tante squalifiche con conseguenti problemi per allestire la formazione. Questi, però, sono dettagli perché alla fine ci siamo divertiti anche quando abbiamo perso”.
Archiviata una stagione è già tempo di programmare la prossima. Che cosa bolle in pentola?
“Devo fare un premessa: i nostri obiettivi per la prossima stagione dipendono essenzialmente dal budget che avremo a disposizione e in questi tempi di magra trovare persone disposte a investire nello spot sono difficili da trovare. Comunque, il mio obiettivo è quello di disputare un campionato da protagonisti per portare in alto i colori della nostra città. Per fare questo c’è bisogno di un allenatore capace, inserire in squadra almeno 5/6 giocatori di buona caratura e avere a disposizione una dirigenze completa in ogni ruolo che, fortunatamente, penso di aver già trovato. Mi sto già muovendo in questa direzione e, come sempre, non escludo sorprese: d’altronde mi piace stupire la gente”.
Adesso passiamo ad alcune domante più generali. Secondo lei in che stato è lo sport?
“Non credo che lo sport altamurano attraversi un buon momento. Inoltre la gestione dello sport da parte dell’amministrazione comunale, viene portata avanti senza una linea guida e senza regole. Mi riferisco, soprattutto, all’utilizzo delle strutture pubbliche con disparità di trattamento da società a società. Noi quest’anno abbiamo avuto molte difficoltà con la programmazione degli allenamenti con orari che, spesso, non ci hanno permesso di preparare al meglio le partite. Spero, comunque, che l’amministrazione comunale si decida a stilare un regolamento per un utilizzo più equo degli impianti sportivi”.
A proposito di impianti sportivi: ha letto di tutti i problemi sorti durante le ultime settimana e, soprattutto, della probabile chiusura del campo sportivo “Cagnazzi”?
“Si ho letto e mi dispiace molto della situazione che si è venuta a creare. Anche io sono tra quelli che sono cresciuti in quel campo e verrei che, un giorno, anche mio figlio possa farlo. Però, allo stesso tempo, mi rendo conto che in questa città gli interessi economici hanno la precedenza su tutto: durante le campagne elettorali sentiamo spesso parlare di politiche giovanili ma alla fine di concreto non c’è niente. Credo che lo sport, ad oggi, sia il miglior strumento per promuovere le politiche giovanili perché l’attività sportiva puà distogliere i ragazzi da altre attività più pericolose. Noi come Team Apulia, nel nostro piccolo, ci crediamo tant’è vero che abbiamo disputato anche il campionato Juniores, riservato ai ragazzi sotto i 18 anni, e, anche se con scarsi risultati sul campo, siamo riusciti a coinvolgere almeno una ventina di ragazzi. Bisogna darsi una mossa”.
Presidente da queste parole intuiamo che sotto sotto c’è qualcos’altro oltre lo sport?
“Ebbene si. Nei miei progetti c’è anche quello di riunire gente che la pensa come me e, tutti insieme, far sentire la nostra voce per quel che riguarda tutte le problematiche relative alla vita sociale. Penso che tra i ragazzi della mia generazione, ci sia ancora parecchio sale in zucca e molta voglia di fare per cercare di mettere a frutto queste idee”.
Presidente, la ringraziamo per la sua disponibilità e le auguriamo di riuscire a realizzare i suoi progetti.
“Sono io a ringraziare voi per l’ottimo servizio che state facendo allo sport altamurano”.
Si conclude qui la nostra chiacchierata con Filippo Ragone, presidente e anima del Team Apulia di calcio a 5 che ritroveremo anche nella prossima stagione.
L’appuntamento è fra una settima: intervisteremo Saverio Mascolo, allenatore della Pellegrino Sport, altra formazione di calcio a 5.

Domenico Olivieri