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Città di Altamura C5, parla il presidente

RagoneIntervista a Filippo Ragone, in vista dell’inizio della nuova stagione

La stagione 2012/2013 di calcio a 5 è ormai alle porte e una delle squadre che si apprestano a disputare il campionato pugliese di serie C2 è il Città di Altamura C5, presieduta da Filippo Ragone. La squadra si presenterà ai nastri di partenza con tante novità che, insieme con altri argomenti, ci sono state rivelate proprio dal presidente Ragone nell’intervista che vi presentiamo.
Una nuova stagione alle porte. Come riparte il Città di Altamura?
“La nostra squadra riparte dall’esperienza degli scorsi anni. Siamo consci delle difficoltà economiche che naturalmente investono anche e soprattutto le società sportive, ma ci mettiamo la solita passione che ci ha sempre contraddistinto e la grande grinta che non ci fa mollare mai. Quest’anno poi, avendo messo a disposizione di tutti uno staff tecnico e dirigenziale nuovo e impeccabile cercheremo di compiere un ulteriore passo avanti sotto tutti i punti di vista. Spero che ciò giovi innanzitutto al nome della nostra città”.
Quest’anno sono stati tanti i cambiamenti all’interno della sua società. Ce li descrive?
“Più che cambiamenti, per me sono un valore aggiunto perché adesso la società dispone di uno staff tecnico e dirigenziale che forse neppure le società di serie B possono vantare. Infatti ho dato slancio alla società affidando la conduzione della squadra a Nicola Gallo, mia vecchia conoscenza e, se posso permettermi, mia scoperta, e i risultati a livello organizzativo si sono visti sin da subito. Mister Gallo dispone della piena e totale facoltà di gestione per l’anno in corso e non solo, ha portato con sé il suo storico staff, oltre a nuovi atleti e giovani promesse del futsal locale che arricchiranno la rosa dando nuova linfa a questa società. Questa, al momento, mi sento di dire, è la mia prima vittoria in questa stagione e sono sicuro che, ce ne saranno altre. D’altronde si dice chi ben comincia è a metà dell’opera….”
Vuole approfittare dell’occasione per presentare i collaboratori di cui si avvarrà mister Gallo?
“Inizio con chi c’era già nelle scorse stagioni, vale a dire Saverio Ciccimarra, dirigente accompagnatore della squadra che quest’anno si avvarrà dell’aiuto di Tommaso Fiorino, poi c’è Domenico Poligneri, nostro nuovo addetto stampa e non solo. Infine ci sono due collaboratori tecnici, Donato Caldara, allenatore in seconda e Francesco Clemente, anche lui allenatore in seconda, otre che preparatore dei portieri”.
In questo periodo di grosse ristrettezze economiche cosa porta il presidente Ragone, che comunque dal Futsal ha avuto le sue soddisfazioni vincendo un campionato di C2 e partecipando a quello di serie B, a credere ancora in questo sport, rimettendoci anche economicamente? 
“Come ho detto prima, la passione per il futsal e soprattutto la voglia di creare aggregazione, fra i giovani in primis. Noi non ci guadagniamo dal futsal, anzi, quindi speriamo di avvicinare a questa disciplina qualche imprenditore in più. Penso che questa società lo meriti dato che oggi, come in passato, è un chiaro punto di riferimento per i valori etici e sportivi che rappresenta. Ci auguriamo il meglio; con lo staff tecnico-dirigenziale e gli atleti che tengono a questa maglia, abbiamo intrapreso un percorso a medio e lungo termine su cui spero si possano fondare le basi per raggiungere traguardi ambiziosi”.
Come considera la regola che prevede l’obbligo di schierare gli under? 
“La regola è giusta per rilanciare questo sport e giovani ragazzi italiani, e, chiaramente, per le società sarà decisivo l’aver fatto una attenta selezione dei giovani. Per quanto ci riguarda, dovremmo essere sulla buona strada”.
Quali obiettivi si pone il Città di Altamura C5?
“Gli obbiettivi devono essere creati per essere superati ma possono anche rappresentare un limite. Puntiamo innanzitutto a disputare un ottimo campionato, obiettivo che sicuramente centreremo; poi, in cuor nostro, sappiamo che lo sportivo vero non si accontenta mai e prenderemo se possibile tutto quello che ci meriteremo in campo”.

Ufficio stampa
Città di Altamura C5

Running Team, una nuova realtà nell’atletica altamurana

Running Team AltamuraLa neo società si prepara al debutto previsto per domenica prossima

Nonostante il periodo di crisi economica che, anche nel mondo dello sport, si fa sentire, soprattutto perché sempre meno gente è disposta a investire in un mondo che, molto spesso, non ha ritorni economici, l’atletica altamurana va controtendenza. Vi abbiamo già parlato della nascita della Futuratletica, squadra con vocazione giovanile e che ha fatto il suo esordio ufficiale qualche settimana fa. La squadra che ha in Claudio Lorusso il suo deus ex machina non è l’unica novità perché da qualche mese è nata anche l’ASD Running Team Altamura.
La nuova squadra nasce dall’idea di un gruppo di atleti provenienti dalle altre realtà altamurane, insoddisfatti della considerazione ricevuta dalle loro vecchie società di appartenenza e, dato che anche per questa nuova realtà si avvicina il debutto in gare ufficiali, abbiamo deciso di rivolgere alcune domande al presidente, Filippo Lorusso.
Signor Lorusso, ben ritornato su AltamuraSport.
“Grazie per questo invito. In qualità di presidente, è con grande piacere che annuncio su queste pagine la nascita di una nuova squadra di atletica leggera, la quinta ad Altamura, che abbiamo deciso di chiamare A.S.D. Running Team Altamura”.
Presidente, da quanti elementi è composta la vostra squadra?
“La Running Team nasce il 4 novembre 2011 dall’intuizione di quattordici “amici-podisti” che al termine di un allenamento si ritrovarono, quasi per gioco a casa di uno di loro, attorno ad una tavola imbandita per una delle solite cenette tra amici”.
Dopo le presentazioni di rito, veniamo al dunque. Per quali motivi, nonostante già fossero presenti altre squadre di atletica, avete deciso di crearne una nuova?
“Dici bene. Tutti noi, all’epoca, eravamo tesserati per altre associazioni, due per la precisione, presenti sul territorio altamurano, però, un senso d’inadeguatezza e di malessere aveva ormai da tempo pervaso il nostro piccolo drappello di corridori. Malessere dovuto a cosa? Senza entrare troppo nei particolari, per non cadere in polemiche inutili e sterili, posso solo darti un mio parere: quando in associazioni presenti da tempo non ci sono i giusti ricambi soprattutto a livello dirigenziale, si finisce con lo “stancare la gente” e in questo caso con lo “stancare noi corridori” che di pazienza ne abbiamo fin troppa. Di conseguenza ci siamo guardati intorno non trovando, però, qualcosa che facesse al caso nostro. Da lì la proposta, in un primo tempo scherzosa ma dopo poco divenuta seria e concreta, di provare a fondare una nuova associazione che rispondesse alle nostre esigenze: amicizia, lealtà e amore disinteressato per questo bellissimo sport e per quello che vi gravita attorno”.
Quali obiettivi vi siete posti per l’anno di esordio?
“D’istinto mi verrebbe da dire: partiamo innanzitutto! Tu hai esperienza come dirigente e sai benissimo che non è facile avviare un’associazione sportiva. I problemi che si pongono sono molteplici: bisogna pensare alla parte burocratica, a un nuovo abbigliamento, a cercare sponsor che credono in te e che finanzino l’associazione. Per fortuna siamo riusciti a far fronte soprattutto a questi ultimi due aspetti. Nonostante la grave crisi che ha colpito il nostro paese, alcuni imprenditori locali hanno voluto comunque darci una grossa mano e per questo saremo loro sempre grati. C’è da dire che ci siamo comunque autotassati per far fronte alle spese iniziali. Ecco perché ti dico che per quest’anno non abbiamo particolari obiettivi se non quello di far partire al meglio la nostra associazione. Posso anche aggiungere che non abbiamo interesse a fare grossi numeri e mi spiego meglio. Non vogliamo un’associazione con 80/100 tesserati di cui soltanto un quarto, alla fine, partecipa attivamente alla vita associativa e alle varie manifestazioni sportive. Ritengo che una squadra con 25/30 atleti al massimo sia molto più gestibile. Questo non vuol essere un limitare gli ingressi di iscritti, ma soltanto un filtrare eventuali “atleti stagionali” ovvero podisti che si iscrivono, li vedi per un paio di volte, e poi non li rivedi più provocando solo perdite di tempo e di risorse alla squadra.”
Qual’ è il primo appuntamento per la nuova stagione?
“Credo che il primo vero appuntamento agonistico per la nostra associazione sarà domenica 5 febbraio a Gravina. La locale società “Dorando Pietri” organizza in maniera perfetta ormai da dodici anni una magnifica gara di corsa campestre denominata “Il giro del Falco”, lungo i sentieri del bosco gravinese. È un appuntamento al quale noi altamurani difficilmente rinunciamo.
È ancora vivo il ricordo della Maratona di Berlino dove il vostro gruppo ha raggiunto risultati notevoli. Avete intenzione di replicare anche quest’anno?
“Hai ragione, la Maratona di Berlino è stata la “gara perfetta” sotto tutti i punti di vista. Tutti noi abbiamo raggiunto i tempi che ci eravamo prefissi in partenza. Faccio notare, inoltre, che i cinque atleti che sono riusciti a scendere sotto le tre ore fanno parte di questa nostra nuova associazione. Questo vuol dire che la Running Team Altamura, sotto il profilo tecnico, non ha niente da invidiare a nessuno. Questo gruppo è nato anche per fare sano agonismo e non solo per andare in trasferta a villeggiare. Quest’anno per la maratona credo ci fermeremo in territorio italiano e per la precisione a Firenze in novembre”.
Oltre alla vostra, quest’anno è nata anche la Futuratletica che si occupa soprattutto del settore giovanile. Grande fermento, quindi, per tutta l’atletica altamurana. È quindi possibile vivere non solo di calcio?
“Innanzitutto permettimi di fare un grosso in bocca al lupo al presidente e amico Claudio Lorusso e ai suoi collaboratori Filippo Barbieri, Luca e Raffaele Pepe, Pino Chironna, Mariangela Ceglie e Renato Lorusso. È vero, oltre alla nostra associazione è nata anche la Futuratletica che opera soprattutto nel settore giovanile e nell’atletica che conta. La nascita di questa associazione deve però far riflettere. Ancora una volta, ad Altamura, è stata dimostrata l’incompatibilità tra i settori amatoriali e quelli giovanili. Nella nostra città questo connubio difficilmente si realizzerà in un futuro prossimo se si continuerà a viaggiare su binari paralleli che non si incontreranno mai. Come presidente, ho già garantito il pieno appoggio della nostra associazione a tutte le manifestazioni che la Futuratletica andrà a organizzare in futuro. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, la mia risposta è: sì, possiamo vivere non solo di calcio. Ad Altamura credo che già da alcuni anni il calcio sia stato superato da sport come la pallavolo, la pallamano, il calcio a cinque e secondo me anche dal podismo. È un dato di fatto, sono ormai centinaia le persone che si vedono correre nei pressi della stazione ferroviaria. Questo deve far riflettere soprattutto i nostri amministratori affinché realizzino strutture adeguate anche per il nostro sport. Il podismo altamurano è divenuta una realtà che non si può più ignorare”.
Per concludere, ci può spiegare il significato del vostro marchio?
“Potrebbe non sembrare, ma la scelta del nome e del marchio non sono semplici. Per quanto riguarda il marchio, è stata una scelta goliardica ma che racchiude un significato importante per noi. La famosa sera del 4 novembre, sulla tavola erano presenti diversi bicchieri di birra. A qualcuno si è accesa la lampadina facendogli esclamare: “Sarà questo bicchiere il simbolo della nostra associazione!”. Tutti siamo stati subito d’accordo. Quel bicchiere rappresenta la nostra unione e la nostra amicizia. Come ha scritto recentemente qualcuno, le cose che nascono per gioco durano cento anni. La nostra associazione, allora, è sulla buona strada”.
Presidente, la ringraziamo per aver scelto il nostro sito per raccontare la genesi di questa nuova realtà sportiva della nostra città
“Sono io a ringraziare te e AltamuraSport per lo spazio che ci avete concesso”.
Come avete potuto leggere, il movimento sportivo altamurano è vivo e, nonostante le difficoltà, si arricchisce di nuove realtà grazie alla perseveranza e alla passione di chi, dello sport, ne ha fatto quasi una ragione di vita.

Domenico Olivieri

Il punto sul calcio altamurano secondo Leonardo Dibenedetto

Leonardo DibenedettoL’ex allenatore della Puglia Sport Altamura ci aiuta nell’analisi della prima parte di stagione delle squadre altamurane

Domenica scorsa, per il calcio pugliese, è iniziato il girone di ritorno dei vari campionati regionali che, quest’anno, hanno visto ai nastri di partenza tre formazioni altamurane, lo Sporting Altamura nel campionato di promozione, la Puglia Sport in 1^ Categoria e la Leonessa Fortis Murgia in 2^ Categoria.
Quale occasione migliore, allora, per fare un bilancio sulla prima parte di stagione e, per fare un’analisi dettagliata di quanto è successo e di cosa potrà succedere, abbiamo sentito il parere di Leonardo Dibenedetto, ottimo conoscitore del calcio pugliese e fino a qualche mese fa sulla panchina della Puglia Sport Altamura. Ovviamente, non mancheranno domande riguardanti, appunto, la conclusione della sua collaborazione con la società presieduta da Giovanni Ferrandina.
Mister Dibenedetto, partiamo, ovviamente, dallo Sporting Altamura e, quindi, dal campionato di promozione. Una sua opinione sulla stagione fin qui disputata dalla formazione guidata da Angelo Terracenere.
“Lo Sporting Altamura, almeno fino a questo momento, ha rispettato le attese disputando una buona stagione che le ha consentito di mantenersi sempre nelle posizioni di vertice. Oltretutto, con il mercato dicembrino, ha messo a punto la squadra confermando le sue ambizioni, anche nella partita casalinga contro l’Atletico Mola, che ho seguito personalmente, e che, secondo me, ha meritato di vincere. Sarà difficile scalzare dalla prima posizione la corazzata allenata da Caricola, ma nel calcio non c’è niente di sicuro: a volte con l’impegno e la determinazione si possono ottenere risultati che vanno oltre le aspettative. L’unico momento di appannamento è arrivato a dicembre, in concomitanza con la riapertura delle liste di trasferimento, quando la squadra, a causa di cambi di uomini in alcuni ruoli chiave, ha perso punti per strada. Fortunatamente, il memento negativo è durato poco e grazie alle ultime cinque vittorie consecutive lo Sporting è riuscito a scavalcare il San Severo in seconda posizione e continua a rincorrere il Mola. Grande merito va dato anche alla dirigenza e a mister Terracenere che, nonostante una squadra allestita in fretta e furia a inizio stagione, sono riusciti a puntellare una gruppo che oggi è in grado di giocarsela con tutti”.
Se lo Sporting non ha deluso le attese, lo stesso no si può dire delle altre due squadre, la Puglia Sport Altamura e la Leonessa Fortis, accomunate da una partenza forte alla quale è seguito un periodo di flessione che sembra non essersi ancora concluso.
“Se andiamo ad analizzare i risultati delle due squadre, si può tranquillamente dire che la riapertura delle liste di trasferimento ha sortito l’effetto contrario rispetto a quello sperato: entrambe le squadre, sulla carta uscite rinforzate da questa finestra di mercato, hanno inanellato alcuni risultati negativi che hanno fatto perdere loro alcune posizioni in classifica. La Puglia Sport Altamura, in particolare, ha cambiato totalmente volto. Fin quando ci sono stato io in panchina, la squadra vantava il miglior attacco e la seconda miglior difesa, adesso, invece, fa tanta fatica ad andare in goal e, oltretutto, subisce parecchie reti. Forse la dirigenza ha avuto troppo fretta nel cambiare quasi tutto e ha avuto paura di non riuscire più a raggiungere i risultati prefissati a inizio campionato. Inoltre, bisogna fare un’altra considerazione: la squadra che ha iniziato il campionato era una squadra quasi totalmente nuova che aveva bisogno di un po’ di tempo per trovare la sua fisionomia. Nel mercato di dicembre, poi, la squadra è stata rivoluzionata un’altra volta e i risultati negativi dell’ultimo periodo ne sono la conseguenza. La Leonessa Fortis Murgia, invece, a inizio di campionato è andata oltre le più rosee aspettative, mentre negli ultimi mesi ha avuto un normale calo fisiologico. Anche in questo caso, il mercato di riparazione ha fatto più male che bene con i nuovi arrivati che non sono riusciti a dare quel qualcosa in più per permettere alla squadra di fare il salto di qualità. Poi, è chiaro, per fare un’analisi più approfondita bisognerebbe conoscere la situazione all’interno e capire se i giocatori arrivati a dicembre hanno rotto qualche equilibrio. La squadra, comunque, è attrezzata per fare bene e, grazie alla guida di un allenatore esperto come Saverio Abrescia riuscirà a tirarsi fuori da questo momento negativo”.
Fin qui abbiamo parlato di quello che è già stato. Adesso parliamo di quello che sarà: secondo lei che cosa ci dobbiamo aspettare dal calcio altamurano in questa seconda parte di stagione?
“Effettivamente le tre squadre altamurane sono partite con il piede giusto per fare bene e per regalarci delle soddisfazioni. Secondo me, però, quello che manca veramente ad Altamura è un progetto unitario che possa unire risorse umane ed economiche in moto da poter puntare a qualcosa di più ambizioso. Per fare sport in una determinata maniera non bisogna solo investire denaro, ma bisogna avere anche idee e gente in grado di metterle in pratica. Questo, forse, è quello che manca di più alle tre società altamurane, quella messa meglio, risultati alla mano, è lo Sporting Altamura anche perché ha alle spalle una storia calcistica importante. Devo dire che anche la Leonessa Fortis è sulla strada giusta: è una società giovane e ambiziosa che, grazie alle numerose iniziative extracalcistiche che ha messo in atto, può diventare una risorsa non solo sportiva, ma anche culturale per tutta la città. È riuscita a calamitare l’attenzione di tanta gente e sta cercando di dare seguito, direi con successo, al progetto iniziato l’anno scorso con la serie D e che, per tante ragioni, è stato dirottato sulla squadra di 2^ categoria”.
Adesso, visti i suoi lunghi trascorsi con la Puglia Sport, vorremmo entrare un po’ più nei dettagli per capire i retroscena del suo allontanamento della squadra.
“Tutto è nato dalla prima sconfitta subita in trasferta a Modugno, dopo che nelle prime sette partite eravamo riusciti a guadagnare quattrodici punti. Molto probabilmente si è voluto mettere in discussione tutto il lavoro da me svolto nei mesi precedenti senza leggere i numeri che, se pur freddi, possono rendere bene l’idea su come sia cambiata la squadra: avevamo una squadra che concedeva pochissimo agli avversari e che, nelle prime partite, aveva subito appena sei goal. Avevamo pareggiato due partite in casa dopo aver creato e sprecato tantissimo e l’unica partita sbagliata è proprio quella di Modugno. Da lì sono nate tutte le incomprensioni, è iniziata a venire fuori una certa inesperienza da parte della dirigenza, convinta che il cambio di allenatore fosse l’unica strada possibile per risollevare le sorti della squadra e vincere il campionato. Oltretutto, hanno deciso di stravolgere anche la squadra, mandando via gente come Favia e Picciariello, soprattutto, che fino alla passata stagione giocava i play-off nel campionato di promozione”.
Ad inizio stagione avevamo parlato dell’arrivo di un main sponsor che fa riferimento ad un noto imprenditore altamurano. Pensa che la sua opinione abbia influito nella decisione di sollevarla dalla guida tecnica della squadra? È vero che, poi, ha deciso di abbandonare il progetto?
“Questo non lo posso sapere con certezza, ma considerato l’importante investimento economico fatto, non lo escludo ma anche se così fosse, le responsabilità maggiori penso siano della dirigenza e della sua inesperienza: secondo me era troppo presto per cambiare allenatore, sarebbe stato più utile parlarne con le squadra e cercare di capire che cosa non andava. Rispondendo alla seconda domanda ti posso dire che le voci sono giunge anche a me e non escludo che sia andata effettivamente così. Per quello che so io, insieme al nuovo allenatore, si era programmata una rapida risalita della classifica, cosa che, però, non c’è stata con soli nove punti guadagnati in otto partite e una marea di goal subiti”.
Per l’ennesima volti, quindi, un altro progetto partito in pompa magna ma che si è concluso con il classico buco nell’acqua. Secondo lei cosa ci dobbiamo aspettare per il futuro?
“L’obiettivo dei play-off rimane ampiamente alla portata della Puglia Sport, anche se bisogna iniziare a guardarsi alle spalle. Vorrei, però, fare un discorso un po’ più ampio. Quando ci sono le potenzialità, va bene partire forte per raggiungere subito gli obiettivi. Però, un progetto andrebbe scisso, il progetto puramente sportivo da una parte e quello societario da un’altra, un po’ come sta facendo la Fortis Murgia. Secondo me, bisogna cercare di raggiungere gli obiettivi ma allo stesso tempo bisogna creare delle basi solide. Non sempre, spendendo fior di quattrini, si raggiungono gli obiettivi prefissati. C’è bisogno di una società forte alle spalle che ha la pazienza di fare le cose gradualmente”.
Un’ultima domanda: quali sono i suoi progetti per il futuro? Ha ancora intenzione di allenare?
“Il calcio è la mia passione e sicuramente tornerò ad essere parte attiva di questo mondo, non so ancora se in veste di allenatore o di dirigenze. Non ti nascondo che ho ricevuto qualche proposta ma ho rimandato ogni decisione a fine stagione. Almeno per la stagione in corso ho deciso di staccare completamente la spina anche perché ero molto rammaricato per come erano andate le cose e non avevo l’entusiasmo giusto per poter ripartire con una nuova esperienza. Per tanti anni ho creduto in progetto, poi, al primo problema tutto è stato messo in discussione: questa cosa non mi è proprio andata giù e, inoltre, i numeri erano dalla mia parte. Quindi, prima di prendere qualsiasi decisione per il futuro, devo smaltire tutta questa delusione”.
Mister Dibenedetto, la ringraziamo per la sua disponibilità.
“Grazie a voi per il servizio che offrite a tutti gli sportivi altamurani”.
Tornado al calcio giocato, giovedì scorso si sono disputate le gare di Coppa Italia di Promozione e della Coppa Puglia. Nell’andata dei quarti di finale della prima competizione lo Sporting Altamura ha pareggiato per 1 a 1 sul campo della Rinascita Rutiglianese mentre negli ottavi della coppa regionale la Puglia Sport ha impattato per 2 a2 a Mottola.
Infine, non ci resta che ricordare i prossimi appuntamenti che vedranno protagoniste le nostre quadre di calcio: lo Sporting Altamura sarà impegnato in trasferta sul campo del Polimnia, impegni casalinghi per Puglia Sport e Leonessa Fortis che ospitano, rispettivamente, Pro Polignano e Virtus Putignano.

Domenico Olivieri

Nicolò Basile, un talento altamurano nel basket che conta

Nicolò Basile in azioneGià capitano della nazionale Under 16, il giocatore altamurano quest’anno veste la casacca di Forlì

In una città come Altamura nella quale, per chi fa sport, è sempre difficile emergere ad alto livello, sembra che negli ultimi tempi questa tendenza sia un po’ cambiata. Sia ben chiaro, si tratta sempre di talenti nati nella città del pane ma cresciuti sportivamente lontano dalle nostre mura come Francesco Caputo, calciatore attualmente in forza al Bari e che, dopo le giovanili, ha dovuto emigrare nella vicina Noicattaro per cercare di tentare la scalata alla serie A, tentativo conclusosi positivamente un paio di stagioni fa con alcune presenze nel massimo campionato italiano. O come Michele Franco, approdato quest’anno al Padova, in serie B, dopo una lunga esperienza in serie C, ma sempre lontano da casa.
Comunque, si tratta sempre di calcio, forse lo sport più seguito nella nostra città e che ha dato maggiori soddisfazioni ai tifosi locali, soprattutto in passato. In questi ultimi tempi, però, qualcosa è cambiato perché anche negli altri sport sembra muoversi qualcosa. Ci sono alcuni talenti nell’atletica leggera che, se manterranno quanto di buono fatto negli ultimi anni, potranno dire la loro anche a livello nazionale e c’è un talento che, addirittura, il salto verso la maglia azzurra lo ha già fatto, pur trattandosi della rappresentativa Under 16. Il suo nome è Nicolò Basile e la nazionale è quella di pallacanestro.
Il giovane giocatore altamurano, dopo alcuni anni passati a Matera, dove il basket è molto più seguito, nel 2008 è passato tra le fila della Fortitudo Bologna, una delle più gloriose società italiane mentre quest’anno indossa la casacca della Fulgor Libertas Forlì, squadra che partecipa al campionato di LegaDue, secondo per importanza dopo quello di A. Per trovare un altro talento nato nel nostro comune, bisogna andare indietro alla fine degli anni settanta con Romeo Sacchetti, medaglia d’argento con la nazionale della palla a spacchi a Mosca ’80. Si tratta, però, di un caso particolare, in quanto Sacchetti si trasferì giovanissimo a Varese dove inizio la sua carriera cestistica. Basile, invece, nonostante sia lontano da casa da qualche anno, è altamurano a tutti gli effetti e torna regolarmente nella nostra città non appena può e, quindi, è da considerarsi a tutti gli effetti un talento della nostra terra. Per questo e per farlo conoscere ai nostri lettori, gli abbiamo rivolto alcune domande.
Basile, un cognome che per molti non dice niente ma che nella pallacanestro è molto conosciuto. Ma chi è veramente Nicolò Basile? Quando e perché ha iniziato a giocare a basket?
“Sono un semplicissimo ragazzo di 16 anni con il sogno, sin da piccolo, di calcare i parquet del basket professionistico, un sogno nato da una casualità ad appena sette anni quando mi ritrovai in una palestra con degli amici e un pallone arancione in mano dopo una giornata di scuola. Questa mia passione mi ha portato ad andare via di casa all’età di 13 anni e ciò ha comportato alcuni aspetti negativi, soprattutto la nostalgia per la famiglia e il dispiacere del distacco dagli amicizie più care. Mi piace, però, vedere il bicchiere mezzo pieno perché nonostante queste difficoltà, ho trovato tanti nuovi amici e ho avuto la possibilità di crescere sia a livello sportivo sia a livello umano, esperienze che mi hanno aiutato a superare i momenti negativi”.
La sua prima squadra importante è stata la Fortitudo Bologna, società dal passato glorioso, vincitrice di alcuni scudetti. Poi in estate è arrivata addirittura la convocazione in nazionale per gli europei Under 16. Infine, questa estate si è trasferito alla Fulgor Libertas Forlì. È soddisfatto del suo percorso?
“Sinceramente ho sempre seguito la Fortitudo che ha avuto, per tanti anni, Gianluca Basile come capitano, modello a cui mi sono sempre ispirato e quindi approdare in una società così gloriosa e, in un certo senso, avere la possibilità di ripercorrere la strada di uno dei miei idoli è ciò che volevo e desideravo. Per quel che riguarda la nazionale, devo dire che rappresentare il nostro pese indossando la maglia azzurra è un sogno che si realizza, un’emozione indescrivibile per lo più da capitano, figura fondamentale per la squadra. Sul campo, purtroppo, non è andata bene anche se ora pensare al passato serve a poco, meglio concentrarsi sul presente e sul futuro, soprattutto alla mia nuova squadra. Questa, avendo la possibilità di allenarmi e giocare con i professionisti, gente con talento e esperienza, mi sono prefisso come obiettivo quello di migliorare e crescere il più possibile seguendo il loro esempio. In definitiva sono abbastanza soddisfatto per quello che ho fatto fino ad ora”.
Rientrato dall’esperienza in nazionale, è tornato, per alcune settimane, qui ad Altamura. Che città ha trovato in generale? E a livello sportivo?
Una città sempre in grande crescita, anche se in aspetti già definiti. Dal punto di vista sportivo ho notato che il calcio, nonostante gli scarsi risultati degli ultimi anno, rimane lo sport più seguito. Devo dire, però, che ho intravisto anche dei segni di crescita per quanto riguarda il basket”.
Grazie per la disponibilità e “in bocca al lupo” per il prosieguo della sua carriera.
“Grazie a voi e crepi il lupo”.
Nonostante la giovane età Nicolò Basile ha le idee molto chiare, idee supportate da un talento cristallino che è stato notato addirittura da Carlton Myers, altro mito della pallacanestro nostrana, diventato suo procuratore e figura fondamentale nella trattiva per trasferimento del talento altamurano a Forlì, trasferimento bloccato per lungo tempo a causa di alcuni problemi della sua precedente società. Per sbloccare la situazione, inoltre, è intervenuto, in prima persona, il presidente della LegaDue, Marco Bonamico che ha commentato: “E’ un ragazzo di sicuro talento che deve giocare”.
Basile, in questi mesi, ha avuto la possibilità di debuttare in prima squadra, dando prova, se ancora ce ne fosse bisogno, della sua bravura tanto da meritarsi la convocazione per la tappa romana del torneo “Nike International Junior Tournament” dell’Euroleague in programma a fine dicembre, evento internazionale di basket giovanile tra i più importanti a livello europeo.

Domenico Olivieri

Roberto Ninivaggi: “Che emozione corre e vincere in casa”

Ninivaggi sul podio insieme a Di Leo e CegliaIl giovane atleta altamurano si racconta in una lunga intervista

Non si è ancora spenta l’eco della vittoria di Roberto Ninivaggi nella 23^ edizione del “Trofeo Auxilium”. Il giovane atleta altamurano, nonostante non abbia potuto alzare il trofeo del vincitore, destinato al primo della categoria “master, è riuscito a tagliare per primo il traguardo nella corsa di casa, imresa che marcava dal lontano 1991 quando ad imporsi fu Nicola Eramo. Quello di domenica, comunque, non è l’unico risultato di rilievo ottenuto dal sedicenne atleta tesserato per l’US Giovani Atleti Bari che, non più tardi di due settimane fa, è salito sul gradino più basso del podio nei Campionati Italiani Allievi su pista nella gara dei 3000 mt, senza contare le numerose vittorie ottenute a livello regionale.
Per celebrare degnamente questi successi ci è sembrato giusto proporvi un’intervista che il giovane atleta altamurano ci ha concesso. Se avrete la pazienza di arrivare alla fine, scoprirete un atleta forte, determinato, con le idee chiare e senza peli sulla lingua.
Allora Roberto, presentati ai nostri lettori
“Ciao a tutti, io sono Roberto Ninivaggi, un normale ragazzino di 16 anni con una grande passione, quella per l’atletica. Ricordo ancora molto bene quando ho cominciato a correre, ero un bambino e mi piaceva correre di qua e di là. Poi nel 2002 mi sono avvicinato all’atletica praticandola fino al 2004. Solo nel 2006 ho scelto definitivamente questo sport e spero di continuare a lungo. In questa scelta ha sicuramente influito la presenzia di mio padre, anche lui praticante di atletica leggera. Ricordo che quanto mi portava con se alle gare a cui partecipava, la passione cresceva di volta in volta”.

Come mai in un paese come l’Italia, e Altamura in particolare, dove tutti i ragazzini pensano al calcio tu invece hai scelto di praticare l’atletica leggera?
“Nonostante il cacio sia da tempo una realtà non solo cittadina, ma nazionale, non l’ho mai amato. Per me, infatti, il calcio non è più uno sport ma, come molti avranno notato, è diventato un vero e proprio business. Un’economia a parte che sfrutta tifosi e veri appassionati solo per una questione di soldi. E più si va avanti e più si cade nel tranello che i grandi imprenditori ci stanno tirando. Per questo ho scelto l’atletica, perché oltre a piacermi, è uno sport essenzialmente povero e quindi come tale resta uno sport vero, e poi, ammetto che stancarmi tanto, anche negli allenamenti ,è un po’ nella mia natura e quindi mi ci ritrovo molto”.
Dopo tanti anni, grazie alla tua splendida prestazione, un altamurano è tornato a tagliare per primo il traguardo del “Trofeo Auxilium”. Cosa si prova a gareggiare e vincere in casa?
“Bella domanda questa…cosa si prova a vincere in casa? Beh, parto dal presupposto che il solo gareggiare in casa è un susseguirsi di emozioni indescrivibili. Non ti nascondo che ho vissuto i momenti prima della gara come una seconda nazionale. Sai, correre con persone che conosci ai bordi della strada, forse, è molto più difficile che correre con degli spettatori estranei. Sapevo di star bene e di poter puntare alla vittoria: fino a qualche mese fa sognavo di vincere un giorno la gara della mia città ma non pensavo cosi presto! Ho iniziato a pensare alla gara già da giovedì anche se, poi, ho provato a non farlo per non andare troppo in tensione. La domenica della gara, addirittura, mi sono svegliato all’alba perché ormai non riuscivo più a dormire e avevo bisogno di star un po’ calmo. Anche i pronostici mi davano come uno dei favoriti e questo, di certo, non ha aiutato il mio stato emotivo. Poi quando ho cominciato a riscaldarmi ho azzerato tutte le emozioni, anche se è stato difficile, e, così, sono arrivato al momento dello sparo. E poi via, in gara ho cercato sempre di essere coperto e di non espormi agli avversari. Poi con più di metà gara alle spalle ho chiuso gli occhi, per fortuna ero in rettilineo, e ho solo ascoltato il fiato di chi era di fianco a me. Molti avversari faticavano con il respiro mentre io ero ancora molto fresco. Allora ho pensato che fosse il momento giusto per attaccare, l’ho fatto senza paura e, come immaginavo, nessuno ha provato a reagire. Ho portato il mio allungo per un altro km e poi, dopo aver staccato la concorrenza, ho amministrato il mio vantaggio. Gli ultimi 200 mt non li ricordo bene, ero troppo emozionato, ricordo solo che vedere tutte quelle persone, molte delle quali le conoscevo, che mi applaudivano è stata un’emozione grandissima. Ammetto di non aver realizzato subito quello che avevo fatto, ma solo dopo alcuni giorni, ho iniziato ha capire di aver fatto davvero una grande prestazione. Penso che tutti i cittadini altamurani possano essere orgogliosi di questa vittoria perché dopo tutto non è solo la mia vittoria, ma la vittoria di tutta la città”.
Andiamo indietro di qualche giorno. Hai conquistato la medaglia di bronzo nei 3000 mt dei campionati nazionali allievi? Che sensazione si prova a raggiungere un traguardo così prestigioso?
“Se ci penso rabbrividisco ancora! È così difficile descrivere a parole la gara di Rieti! Ero molto teso, non sapevo cosa pensare anche perché c’era tutta l’élite dell’atletica italiana della mia categoria! Sono sceso in pista e la prima cosa che ho fatto è stata guardare le tribune, erano piene di gente. È un po’ la sensazione che prova un calciatore quando entra in uno stadio pieno. Non pensavo a niente, volevo solo che la gara andasse bene. E dopo lo sparo ho ripetuto nella mia mente decine e decine di volte i consigli del mio allenatore, reagivo come una macchina, appena succedeva qualcosa di anomalo. Samuele Dini, che poi ha vito il titolo, era davvero forte, tanto da essere stato ai Mondiali di categoria svoltisi a Lille a Luglio, il primo europeo sui 3000 mt. Era quindi impossibile da fronteggiare in quella gara, dietro eravamo tutti lì per giocarci le piazze d’onore. Poi all’ultimo giro è partito lo sprint finale e sono stato bravo a prendermi quella medaglia di bronzo che tanta felicità mi ha dato e mi da ancora. Per me, però, non è un traguardo prestigioso, bensì una partenza prestigiosa”.
Quest’anno sei passato nelle categorie assolute. Che differenze ci sono rispetto alle categorie giovanili?
“Fino alla categoria cadetti (14-15 anni) l’atletica è vista in maniera molto più spensierata, invece dalla categoria Allievi (16-17 anni) in poi si comincia a vivere l’atletica come una vera e propria sfida: si preparano gli appuntamenti importanti, si gareggia molto di meno e ci si allena di più”.
Claudio Lorusso, l’allenatore della squadra giovanile dell’Atletic Club Altamura, si lamenta spesso della mancanza di una pista di atletica nella nostra città. La stessa cosa evidenzia il tuo allenatore, Michele Manicone. Ci spieghi come hai fatto ad emergere nonostante queste difficoltà?
“Hai toccato un tasto dolente come quello degli allenamenti, sul quale ci sarebbe molto da dire. Come, giustamente, sottolineano da anni i tecnici del settore giovanile, ad Altamura non c’è una pista di atletica, quella dello stadio D’angelo è in cemento ed asfalto mentre quelle vere sono in materiali di gomma. Continuiamo, dopo anni di richieste, ad allenarci in strada, rischiando tutti i giorni di morire o di avere spiacevoli incidenti con le auto che passano. Questo è davvero inammissibile. Sono stato in altre regioni come il Trentino dove, paesini che contano 2.000 abitanti al massimo, possiedono piste con 8 corsie omologate dalla Federazione Internazionale di Atletica Leggera e che non vengono usate quasi per niente per via del freddo e della neve. Per fare una pista di atletica non servono chissà quanti soldi, se si contano anche gli aiuti economici della FIDAL, del Coni e di tutte quelle strutture amministrative preposte. Per preparare i campionati italiani sono stato costretto ad allenarmi nella struttura di Acquaviva per 3 o 4 volte a settimana, tutto questo per 3 mesi e, anche ora che comincia la preparazione invernale, la pista servirebbe molto e sarò costretto ancora a spostarmi tutti i giorni. Durante le gare che svolgiamo, soprattutto in Puglia, i nostri avversari/amici dei paesi vicini ci sbeffeggiano quando sentono che non abbiamo una pista. E non hanno tutti i torti, abbiamo toccato la soglia dei 70.000 abitanti e non c’è una struttura adeguata che, sono sicuro, incentiverebbe anche la pratica di questa disciplina in tutta la città. Mi chiedo se tutte queste cose, gli amministratori locali e, soprattutto, l’assessore Giovanni Saponaro, visto che anche lui ha praticato atletica e sa i rischi che si corrono, le hanno messe in conto. Basterebbe, ripeto, davvero poco per soddisfare molti e l’intera popolazione cittadina. Mi chiedo quanto aspetteremo ancora prima di poterci allenare sulla pista di Altamura e quante altre volte io e il mio gruppo di allenamenti, così come i ragazzi allentati da Claudio Lorusso, saremo costretti a spostarci in altre città diventando gli zimbelli dell’intera regione. Ci sono tanti giovani promettenti ad Altamura, io sto emergendo bene grazie soprattutto al lavoro su pista, ma mi chiedo dove sarei ora se non avessi avuto la possibilità di spostarmi a giorni alterni ad Acquaviva. Comune di Altamura sveglia!”
Noto con piacere che hai le idee molto chiare. Adesso, però, facciamo un passo in avanti. Quali sono i tuoi programmi per il futuro?
“Mi chiedi dei miei programmi per il futuro? Ti potrei elencare tante date importanti che mi sono prefisso ma non lo faccio perché non voglio peccare di superbia. Posso tranquillamente dirti, però, che l’anno prossimo punterò a conquistare il titolo di campione italiano di cross e su pista. Ce la metterò tutta come sempre e spero che fra un anno il mio nome possa figurare negli annali dell’atletica”.
Un ultima domanda? Chi sono i tuoi idoli sportivi?
“Parto dal presente con Kenenisa Bekele, il cui palmares sarebbe troppo lungo da scrivere, e poi vado indietro nel tempo con Salvatore Antibo. Per me è il migliore e spero un giorno di poterlo incontrare così da potermi confrontare con uno degli ultimi atleti bianchi che è riuscito a tener testa al continente nero”.
Vuoi ringraziare qualcuno?
“Di ringraziamenti ce ne sono tanti da fare. Inizio con il mio papà che mi ha seguito durante il “Trofeo Auxilium” in bici. Seguendo i suoi consigli sono riuscito ad arrivare “sano e salvo” al traguardo, superando una piccola crisi a 3/4 di gara che, molto probabilmente, non avrei superato senza il suo aiuto. Lo ringrazio anche per tutte le volte che mi segue e soprattutto perché è grazie a lui se ora pratico atletica leggera. Poi ii miei allenatori, Michele Manicone e Piero Allegretti, che mi hanno sempre sopportato e supportato in qualsiasi situazione, buona o brutta che sia, hanno saputo motivarmi al momento giusto e saputo sgridarmi quando dovevano. Poi ringrazio i miei compagni di allenamento Leonardo Di Leo, Michele Laurieri e Michele Chiarappa perché senza di loro non credo sarei riusciti a portare a termine i duri allenamenti ai quali mi sono sottoposto e perché, anche nei momenti più difficili, non sono mai mancate risate e scherzi. In ultimo ringrazio Gianni Ceglie, compagno speciale di allenamenti, che si sarebbe arrabbiato se non lo avessi citato a parte: l’ultimo allenamento prima di Rieti l’ho fatto con lui e quindi a lui va un ringraziamento speciale. E poi, naturalmente, ringrazio te Domenico per avermi concesso questa intervista e tutte le persone che leggeranno. Spero non si annoino! Mi rendo conto di aver scritto tanto!”
Termina qui la nostra chiacchierata con Roberto Ninivaggi. Siamo sicuri che chi ama lo sport non si annoierà, così come siamo sicuri che sentiremo ancora parlare di lui.

Domenico Olivieri